Salinger in tre atti | Panoramica d’autore

Salinger, scrittore newyorkese, pubblicò le sue opere principalmente tra gli anni ’40 e ’60 del secolo scorso. Poi si ritirò dalle scene.

Per provare a conoscere un po’ meglio questo autore, propongo in questo articolo un viaggio in tre atti.
Partiremo dal famosissimo “Il giovane Holden”; passeremo per un biopic del 2017 intitolato “Rebel in the rye”; infine approderemo a quello che a mio parere è il suo capolavoro, “Nove racconti”.

Sommario

I atto: “Il giovane Holden” (1951)

II atto: “Rebel in the rye” (2017)

III atto: “Nove racconti” (1953)

I atto: “Il giovane Holden” (1951)

“Il giovane Holden” è un long seller di fama mondiale. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1951, ebbe un immediato e strepitoso successo.

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Le origini del titolo

Il titolo originale dell’opera è “The catcher in the rye” ossia letteralmente ‘Il prenditore nella segale’. All’autore l’idea venne da una canzone di Robert Burns, poeta scozzese vissuto nel Settecento.

Gin a body meet a body
Coming through the rye;
Gin a body kiss a body,
Need a body cry?

La traduzione non letterale di questo passaggio è:

Se ti viene incontro qualcuno
mentre cammini in un campo di segale;
Se poi baci qualcuno,
devi forse metterti a piangere?

Holden ricorda male il testo della canzone e lo recita così:

“Se ti prende al volo qualcuno mentre cammini in un campo di segale…”.

Da questo fraintendimento prende vita una visione: un immenso campo di segale dove alcuni bambini stanno giocando. Holden si immagina fermo “sull’orlo di un precipizio pazzesco” ai margini del campo. Lui è l’unico adulto. Il suo compito è quello di afferrare i piccoli al volo prima che cadano nel burrone.

È singolare che un verso dello stesso poeta Robert Burns abbia dato origine al titolo di un altro grande capolavoro della letteratura americana, “Uomini e topi” di John Steinbeck.

Ma a cosa si riferisce letteralmente il titolo “The catcher in the rye”? Chi è il ‘catcher’?
Il catcher è colui che prende, il prenditore, o meglio il ricevitore nel gioco del baseball, molto popolare negli States. ‘Rye’ è invece la segale, un cereale, utilizzato per ricavare l’alcol da liquore. In particolare, allude al cosiddetto ‘rye whishey’, fatto per l’appunto con la segale.

“The catcher in the rye” ossia ‘Il prenditore nella segale’ è un titolo che in Italia non produce alcuna eco nell’immaginario collettivo. Così nel 1961 quando l’Einaudi lo pubblicò, si preferì utilizzare un titolo più parlante, “Il giovane Holden”.

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Il protagonista

Al centro della narrazione c’è Holden Caufield, un ragazzo di 16 anni, appena cacciato da una scuola di preparazione al college, la Pencey in Pennsylvania, per non avere superato quattro materie. Stanno per arrivare le vacanze di Natale. Decide di tornare a casa qualche giorno prima del previsto e passare il tempo a gironzolare da solo per la città di New York. Cominciano così le sue avventure, i suoi incontri e il suo racconto. La storia è infatti narrata in prima persona proprio dal giovane.

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Copperfield vs Caulfield

If you really want to hear about it, the first thing you’ll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don’t feel like going into it, if you want to know the truth.

Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato e che schifo di infanzia ho avuto, e cosa facevano e non facevano i miei genitori prima che nascessi e altre stronzate alla David Copperfield, ma a me non va di entrare nei dettagli, se proprio volete la verità.
(Traduzione di Matteo Colombo)

Nell’incipit il protagonista si contrappone subito a David Copperfield, protagonista dell’omonimo romanzo di Charles Dickens, scrittore britannico.


“David Copperfield” e “Il giovane Holden” sono entrambi due romanzi di formazione. I cognomi dei due protagonisti – Copperfield e Caulfield – sono singolarmente simili. Salinger oppone a ‘copper’ (‘Rame’) il ‘caul’ (‘amnio’), un sacco in cui si agita qualcosa di vivo e in formazione.

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Io narrante molto caratterizzato

Una qualità caratterizzante de “Il giovane Holden” è la presenza di un io narrante estremamente definito. Nel suo lungo monologo, Holden usa il linguaggio tipico dei sedicenni, trasandato, sciatto, perentorio, abbozzato, divertente e un po’ volgare. Ci sono alcuni aggettivi che ricorrono come ‘lousy’ (‘schifoso’), ‘phony’ (‘falso’). Torna spesso anche l’espressione ‘and all’, tradotta con ‘e tutto quanto’, ‘e via dicendo’ o ‘eccetera eccetera’. Anche “if you want to know the truth” si legge con frequenza. Salinger aveva studiato davvero a fondo il suo personaggio.

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Gli anni ’50 e l’invenzione dell’adolescenza

Al centro del romanzo c’è l’adolescenza nella sua più dirompente espressione, con le sue codardie, le sue convinzioni poco flessibili, lo schifo per tutto. Sembra che l’opera sia riuscita a intercettare un sentire montante tipico dell’inizio degli anni Cinquanta. La nascita di un nuovo target commerciale, di una nuova epoca della vita, l’adolescenza. Se prima si transitava dall’infanzia all’età adulta senza soluzione di continuità, ecco comparire adesso una nuova via di mezzo, un periodo di passaggio da una stagione innocente e pura, quella dei bambini, a una fase glaciale, falsa e spietata, quella dei grandi.

L’amore di Salinger per l’infanzia è visibile nella relazione di Holden con la sorella minore Phoeby. Saggia e profonda, lo aiuterà a capire cosa desidera davvero dalla vita, lo metterà davanti al suo odio incondizionato per tutto. Lo convincerà a tornare a casa e a non buttarsi dal dirupo. La sorellina Phoeby sarà il vero catcher in the rye del cacther in the rye Holden Caulfield.

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La sofferenza psicologica in Holden

Il tema della sofferenza psicologica è molto frequentato in Salinger. Quella sofferenza che non ha causa fisica. Leggiamo dalle pagine del romanzo la nostalgia di Holden per la scomparsa di Allie, il fratello minore.

Allora che ho fatto, mi sono messo a parlare, praticamente ad alta voce, con Allie. Ogni tanto lo faccio quando sono molto depresso. Gli dico sempre di andare a casa a prendere la bici e raggiungermi a casa di Bobby Fallon.  (Traduzione di Matteo Colombo)

Holden nei giorni che trascorre da solo a New York sembra cercare una compagnia o una guida che lo aiuti a crescere. Le parole del suo professore sono espressione di questo bisogno:

Comincerai ad avvicinarti sempre di più – ammesso che tu lo voglia, e che sappia cercare, e attendere, – al genere di conoscenze che finirà per occupare un posto molto, molto importante nel tuo cuore. Tra le altre cose, scoprirai di non essere stato il primo a sentirsi confuso, e spaventato, e persino disgustato dai comportamenti umani. Non sei affatto solo, in tutto questo, e scoprirlo sarà emozionante e stimolante. Tanti, tanti altri uomini hanno provato lo stesso turbamento morale e spirituale che provi tu ora. Fortunatamente, alcuni hanno messo quei turbamenti per iscritto. Tu imparerai da loro… se lo vorrai. Così come un giorno, se avrai qualcosa da offrire, qualcun altro imparerà da te. È un magnifico accordo reciproco. E non è istruzione. È storia. È poesia.
(Traduzione Matteo Colombo)

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II atto: “Rebel in the rye” (2017)

“Rebel in the rye” è un film biografico su Salinger, che è interpretato da Nicholas Hoult (Bestia degli X-men).
Salinger nasce a New York nel 1919 in una famiglia ebrea. Suo padre è un ricco borghese, commerciante di carni che si chiede “How is writing a real profession?”.

Alla Columbia segue un corso di scrittura del professore Whit Burnett che diventerà il suo mentore.

Il tuo tono di voce sovrasta la storia. Cerca più equilibrio.

Fu lo stesso Burnett a pubblicare il primo racconto dell’autore, “The young folks”, nella sua rivista “Story”. Glielo pagò 25 dollari!

Immagina il libro che tu vorresti leggere e vai a scriverlo.

Nel film troviamo poi Salinger volontario nel ’42 in partenza per la Seconda guerra mondiale. È forse convinto come Hemingway che i campi di battaglia siano i luoghi di una grande esperienza formativa.
Al cessare del conflitto, è in Germania coinvolto nel processo di denazificazione.

Di ritorno in America, la guerra lo ha cambiato per sempre. Soffre di tutti i sintomi di una sindrome da stress post traumatico.

Riesce a pubblicare il suo primo romanzo “The catcher in the rye” (1951). Ma la fama gli piomba addosso come una piovra.  Orde di giovani rimangono affascinate dal ragazzo col cappello da caccia rosso, la sigaretta in bocca e il suo schifo per tutte le falsità del mondo. Alcuni trovarono tra le parole del romanzo un’apologia dei loro più oscuri propositi di morte.
Salinger non riesce a reggere tutto questo. Aveva già abbracciato la religione induista del Vedanta. Progressivamente si allontana dalla vita mondana, fino a ritirarsi a Cornish nel New Hampshire.

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III atto: “Nove racconti” (1953)

“Nove racconti” è il titolo – molto semplice e quasi delicato – di una raccolta di nove racconti. Pubblicato nel ’53, è un vero capolavoro di storie brevi.

E dopo la guerra… Che si fa, dopo la guerra?

I temi toccati nei racconti sono tanti e tutti profondissimi. Tanto per dirne uno, la guerra.
Cosa prova un reduce di guerra? Cosa vive nel profondo un giovane tornato dalla Seconda guerra mondiale? La luce ha impresso sulla sua retina immagini di morte, mutilazione. Le narici gli si sono impregnate per sempre dell’odore di corpi carbonizzati. Nel sonno, le orecchie eruttano ancora la deflagrazione roboante di bombe, mine, il sibilare di un proiettile che fende l’aria.

Troviamo la guerra in “Un giorno ideale per i pescibanana”. Pubblicato sul The New Yorker nel 1948, racconta con una maestria davvero invidiabile il silenzioso sconcerto, nascosto dietro un paravento di ironia, di un ex soldato tornato dalla guerra.

Stesso tema è presente in “Per Esmé: con amore e squallore”. Un racconto costruito in due parti, una piena di amore, l’altra di squallore. E in mezzo?
Nel mezzo c’è qualcosa di amorfo, di non detto che trasforma appunto l’amore in squallore. Uno spesso spazio bianco raccorda infatti le due parti del racconto. Sembra di vederci, dentro quelle due, tre righe totalmente vuote, un baratro, forse lo stesso precipizio del campo di segale di Holden. Un soldato sta malissimo psicologicamente per gli orrori della guerra. Come farà a riemergere dallo squallore, a ritrovare la serenità, a riconciliarsi con la vita? La giovanissima Esmé gli darà una mano.

Family and friends can be important influences in helping someone get treatment for mental health issues. Reaching out and letting them know you are there to help them is the first step. (U.S. Air Force illustration by Airman 1st Class Devin N. Boyer/Released)

Prendi un uomo che abbia veramente sonno, Esmé, e sta’ sicura che ha sempre almeno una probabilità di ridiventare un uomo con tutte le sue fac… con tutte le sue f-a-c-o-l-t-à intatte.
(Traduzione di Carlo Fruttero)

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Gioventù, oh amata gioventù

All’interno della raccolta “Nove racconti” torna il tema, caro all’autore, dell’infanzia e dell’adolescenza.

Troviamo personaggi bambini in quasi tutti i racconti. Principalmente in “Giù al dinghy”, “L’uomo ghignante” e infine in “Teddy”.  I più piccoli sono coloro che osservano, coloro che ancora si indignano, le persone non ancora contaminate dalle false credenze dei grandi. La descrizione dei loro atteggiamenti è deliziosa. Li si può osservare in tutta la loro rotondità, nella loro libertà espressiva.

L’adolescenza torna invece in “Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi” e in “Il periodo blu di De Daumier-Smith”. In questi due racconti ci sono personaggi simili a Holden: fuori dalle righe, capaci di inventare storie assurde, coloriti, sui generis, irresistibili nel loro modo di fare.

Dal taschino del pigiama tirò fuori con due dita una sigaretta che sembrava aver dormito con lui.
– Sei capace a gettarmi quei fiammiferi? – disse.
Ginnie prese la scatola di fiammiferi dal tavolino accanto e gliela porse. Lui accese la sigaretta senza darsi la pena di raddrizzarla, poi rimise il fiammifero spento nella scatola. Rovesciando indietro la testa si fece uscire lentamente di bocca una enorme quantità di fumo e lo riaspirò dalle narici. Continuò a fumare con questo sistema.
(Traduzione di Carlo Fruttero)

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La confusione e la falsità dell’età adulta

“Lo zio Wiggily nel Connecticut” e “Bella bocca e occhi miei verdi” presentano invece degli adulti. Sono racconti costruiti intorno a due dialoghi rispettivamente tra una coppia di donne e tra una coppia di uomini.

Nel primo racconto riappare il tema della guerra. Una donna ha perso il suo innamorato. Adesso ha un altro uomo e una figlia con un amico immaginario. Soffre molto per aver perso ciò che amava.

Nel secondo racconto, assistiamo a una conversazione per telefono. Un uomo sospetta che la moglie lo tradisca e chiama un amico per sfogarsi. Ma la donna, con chi lo sta davvero tradendo? Perché quest’uomo sceglie di sfogarsi con l’amico? Cosa vuole davvero da lui?
In questo racconto non si capisce chi stia mentendo.

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Spiritualità

Altro tema caro a Salinger è la spiritualità, che sembra come una carezza in un mondo di pugni.

In “Il periodo blu di De Daumier-Smith”, il protagonista vive una esperienza mistica improvvisa:

Il sole sorse e si precipitò verso il mio dorso nasale alla velocità di novantatré milioni di miglia al secondo.

In “Teddy”, l’ultimo racconto della raccolta, il misticismo è molto più di una fulminea epifania.  In particolare, si fa riferimento al credo Vedanta, con dialoghi su reincarnazione, meditazione trascendentale e senso della vita. Teddy non è altro che un bambino, eppure ha già raggiunto l’illuminazione, il risveglio dalla falsa percezione della realtà. È una specie di piccolo genio, di guru che beve ancora latte, di saggio bambino che insegna ai grandi come liberarsi.

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Lo stile dei racconti

Lo stile dell’opera è fresco, di facile lettura. C’è molta ironia che rende tutto giovane e divertente. Questa ironia stride però – in maniera sorprendentemente armoniosa – con la profondità dei temi trattati.
Le sequenze dialogiche dei racconti sono intrise di vitalità. Talvolta una frase non viene completata, perché interrotta dalla successiva battuta di un personaggio o da un fatto che accade all’improvviso.

La penna magistrale di Salinger nella raccolta “Nove racconti” tocca vette altissime, per capacità comunicativa, per la felice invenzione di personaggi irripetibili, per la profondità degli argomenti toccati.

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