‘Natale non letto’ |Un racconto pieno di lucine

Natale è quello strano periodo dell’anno in cui vogliamo avvolgerci nella bellezza, la desideriamo, la vogliamo a tutti i costi.
Inevitabilmente poi potremo rimanere delusi da tanta aspettativa. Quella chiamata che non arriva, quel ragazzo che non scrive, la sorella incasinata che in piena notte ascolta a un volume molto democratico musica trap, la vita che se ne va, i soldi, l’amore.

Possiamo trovare in tutto questo della bellezza? Possiamo raccogliere briciole di felicità con paletta e scopa, setacciare granelli dorati, assaporare solo l’istante, lasciare andare?

Queste un po’ le sensazioni che emergono dal racconto “Senza parole” di Marika Strano. Una sorta di liberazione, un ultimo saluto prima di una nuova partenza, un ricollegarsi al presente per guardarlo e apprezzarlo in tutta la sua splendida imperfezione.

Senza parole

di Marika Strano
[Profilo Instagram: Sineverbis23]

Caro Giulio,

ho conosciuto Viola, sembra proprio una brava ragazza.

Siamo molto diverse, è vero, ma sono sicura che con lei starai bene e vivrai una vita lunga e felice.

Mi dispiace tanto aver provato di nuovo a ricontattarti, ma mi faceva impazzire l’idea che tu potessi aver trovato la persona della tua anima e che quella persona non fossi io.
Non so nemmeno se io lo sia mai stata per te e se quello che ci è capitato, alla fine, non si sia rivelato un bene.

Ho sofferto moltissimo per la perdita del nostro bambino. Sì, nella mia mente era un maschietto. Ti avrei chiesto di chiamarlo Manfredi, come tuo nonno. So bene quanto tu sia stato male per la sua perdita, e avrei voluto che nostro figlio, in qualche modo, te lo facesse sentire più vicino, ancora presente.

Sono passati solo due anni dal nostro Natale a Parigi, l’unico trascorso tutti e tre insieme.

Ricordo ancora la tua faccia sbigottita quando ti ho detto, in quel bistrot pieno di lucine sfavillanti di Natale, che presto saremmo stati in tre.

È stato il più bel Natale della mia vita, dico davvero. Mi hai detto che mi avresti amata per sempre, dopo aver scattato un selfie vicino  a quell’immenso albero di Natale agli Champs-Élysées. Guardo spesso quella foto. Mi ricorda che il vero amore esiste, così come la vera e pura felicità. Solo che tutto dura troppo poco, purtroppo.

Non riesco a dimenticare neanche quando, tornati a Firenze, hai comprato quell’orribile pupazzo a forma di renna per nostro figlio. Dicevi che gli avresti sempre raccontato del nostro primo Natale tutti insieme, anche se lui ancora non era venuto al mondo. Lo sentivamo già una parte di noi!  

È vero anche che ti ho deluso, nella maniera peggiore. Ho tradito la tua fiducia dopo che mi sei stato accanto in quei giorni terribili di cui non riesco ancora a parlare. Per questo non smetterei mai di chiederti scusa, ma adesso so che è troppo tardi.

Non voglio aggiungere altro, amore mio. Voglio chiamarti così un’ultima volta. Adesso ti auguro il meglio, e non è una frase fatta. Te lo auguro davvero. 
Spero che Viola riesca a darti la normalità che non sei riuscito a trovare con me.

Grazie per aver fatto parte della mia vita, non ti dimenticherò mai.

Sarah

Giulio non riusciva a trattenere le lacrime. Per fortuna era seduto sul divano, perché altrimenti si sarebbe sentito mancare. Quelle parole erano peggio di un combattimento di Taekwondo. Erano mille calci nello stomaco, ed il ragazzo non si sentiva di parare quei colpi che gli provocavano un dolore troppo grande per essere vero.

Viola, quando entrò nella stanza, vide la faccia di Giulio ed il foglio di carta color panna tra le sue mani. Capì chi poteva essere il mittente di quella lettera. Si sedette vicino a lui ed il ragazzo le porse il foglio.

Viola lesse, divorò quelle parole tutte d’un fiato. Non avrebbe mai immaginato di passare una vigilia di Natale del genere.

Riuscì a non piangere, ma rimase senza parole. Aveva odiato Sarah, invece aveva scoperto che quella ragazza era scesa nell’Averno senza farne ritorno.

Giulio mise la testa sul grembo di Viola, accovacciandosi come un bambino.

«Andrai via, ora che sai tutto di me?»

«Io ti amo, Giulio. »

Il ragazzo non avrebbe desiderato regalo di Natale migliore di quelle tre parole. Era la prima volta che Viola glielo diceva.

«Anche io ti amo.» rispose il ragazzo con un sorriso tra le lacrime.

«Io non ti lascerò mai, hai capito? Le tue tenebre fanno di te quello che sei.»

«Sposami, amore mio.» disse Giulio senza smettere di guardare le lucine gialle lampeggianti sopra il camino del salotto.

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