La costruzione di un personaggio

Come si costruisce un personaggio? Cosa serve per farlo sembrare vero?

C’è innanzitutto da sapere una cosa, che sembrerà ovvia, ma da qui dobbiamo partire: stiamo per creare un essere umano. Un “figlio di carta”, direbbe qualcuno, che avrà dei pregi e dei difetti. Va da sé che abbiamo per le mani una bella gatta da pelare. Come fare, dunque, senza rischiare di cadere nei cliché?

Ebbene, innanzitutto direi di partire dai CINQUE SENSI fondamentali.

Vista. Come ha gli occhi il tuo personaggio? Possiamo sceglierne colore e taglio, oltre ai contorni (ad esempio, ha le occhiaie o no?).
Sono tutte informazioni utilissime, perché ovviamente dagli occhi passa l’intera trama. Una persona cieca non può diventare un chirurgo, ad esempio. E, se stiamo parlando di un falco, il suo punto di osservazione sarà molto in alto, per cui gli servirà una vista parecchio aguzza.

Udito. Analogamente alla vista, anche l’udito avrà il suo ruolo fondamentale. Stiamo creando una razza dall’udito sovrumano o stiamo parlando di un personaggio sordo? Entrambe le opzioni sono valide e, spiegate correttamente all’interno del testo, potranno darci un valore in più al momento della stesura. Forma e cura delle orecchie faranno del nostro personaggio uno che sa ascoltare… o un tipo distratto. Ciò non toglie che anche un piccolo dettaglio come il portare gli orecchini può risultare determinante, ad esempio in un giallo (perché c’è un solo orecchino? Potremmo chiedercelo).

Olfatto. Il naso del nostro protagonista è valido tanto quanto i due organi precedenti. È a patata? È aquilino? È soggetto a sinusiti o riniti allergiche? In questo spazio possiamo sbizzarrirci su quello che può o non può annusare, o deve fare perché di mestiere fa il sommellier, ad esempio. Inoltre, gli odori di un ambiente, aperto o chiuso, ci aiutano tantissimo ad immedesimarci nella storia.

Gusto. Bocca, denti e lingua entreranno in scena tutte le volte che il tuo protagonista parlerà, o mangerà, o bacerà. Una volta si diceva che la lingua potesse contare solo quattro gusti: amaro, acido, salato e dolce. Recentemente invece ho scoperto che esiste anche l’umami, ossia il sapore che si ottiene se si combina il parmigiano e il prosciutto crudo.

Tatto. Il tatto non è solo l’accortezza del linguaggio del tuo protagonista, che si può alterare intervenendo sulla sua sfera emotiva e al suo passato psicologico, ma è uno dei cinque sensi e, ovviamente, riguarda tutta la pelle del personaggio. Dalle mani ai piedi, passando per i tatuaggi e per i capelli. Il discorso vale sia se stai parlando di un animale che di un vegetale: ogni cosa viene toccata o tocca lui/lei stessa, e aggiungere questo tipo di sensazione alla tua storia non può che dare un tocco in più di realismo.

Sfera emozionale

Abbiamo dunque il nostro personaggio, ma prima ho accennato alla sua sfera emotiva. Possiamo dedicarci dunque alla sua timeline personale. In che giorno è nato? Può esserci utile il suo segno zodiacale oppure è un anticonformista? In che classe sociale è vissuto? È un ambizioso? È un viziato? È un affamato? Non conosce altro che la guerra? Esattamente come noi, anche i personaggi letterari hanno una storia personale dietro, un bagaglio emotivo che solo noi abbiamo il potere e il dovere di riempire. È come se lo invitaste a cena e lo riempiste di domande. Dovete conoscerlo al cento per cento, più di un fratello, al punto che alla domanda “Parliamo di X, com’è nato?”; noi non sapremmo più rispondere, perché ci sembrerà di conoscerlo da sempre. Parliamo di una vita, quindi una nascita, una crescita e, perché no, una morte, più o meno rivelata nel romanzo che vogliamo scrivere per lui o per lei. Pregi, difetti, fobie, debolezze e forze, passando per eventuali allergie o malattie più o meno note.

Purché abbiate tutto ciò in testa, potete presentare ed inserire la vostra creature nel suo mondo, farlo interagire e vedere come reagisce alle situazioni che gli proporrete.

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