L’adolescenza in Murakami e Philip Roth | Quanti anni hai?

“Kafka sulla spiaggia” di Murakami e “Indignazione” di Philip Roth hanno entrambi per protagonista un adolescente alle prese col processo di crescita tipico di quell’età.

“Kafka sulla spiaggia”, un ragazzo, un vecchio e una pietra

Nell’opera di Murakami, “Kafka sulla spiaggia”, un giovane ragazzo deve fare i conti con la più tipica delle profezie adolescenziali di edipica memoria: “ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre”. Decide così di scappare di casa.
Un vecchio signore ha invece il dono di parlare con i gatti. Per questo ritrova i mici scomparsi per lavoro.
C’è poi una pietra, chiamata pietra dell’entrata, un sasso enorme che se ruotato da un lato provoca l’apertura di un ingresso verso un mondo indefinito.
A seconda delle situazioni, la pietra va aperta o chiusa: questo è di vitale importanza, ma nessuno sa perché.
Il sasso rievoca alcune storie di “Le mille e una notte”, come ad esempio “Alì Babà e i quaranta ladroni” dove una grande pietra protegge il nascondiglio di uno strabiliante tesoro o “Aladino e la lampada magica”, in cui un’altra pietra dell’entrata chiude il varco a una sorta di altro mondo sotterraneo pieno delle più ricercate preziosità.

La magia di Murakami

“Kafka sulla spiaggia” parte benissimo. I primi capitoli sono molto belli e tengono alta la tensione nel lettore. Ma, come in un sogno spesso si ricorda bene la prima parte mentre la seconda risulta via via sempre più sfumata, il finale sembra soltanto abbozzato.
Che si tratti di un espediente narrativo dove un inconscio crea la sua storia e ne è al tempo stesso spettatore e protagonista?
O forse invece a Murakami questa storia era venuta a noia, e allora si è arreso, facendo morire qua e là a caso e all’improvviso qualcuno, facendo accadere cose piuttosto gravi di cui a nessuno importa nulla e via, complesso di Edipo superato?
O c’entra il suo stile, capace di affrontare i simboli e l’indefinito senza avere la pretesa di risolverli?
Questa è la magia di Murakami, una capacità narrativa davvero piacevole, una sorta di vaghezza che rende tutto leggero.

“Indignazione” e l’inno nazionale cinese

In “Indignazione” di Philip Roth, un giovane di nome Marcus di famiglia ebraica deve fare i conti con un padre ‘impazzito’, che improvvisamente comincia ad avere paura di tutto.
Il tema del ‘padre pazzo’ è singolarmente presente anche in “Kafka sulla spiaggia”.
Qui la follia paterna, come è nello stile dell’autore statunitense, è assolutamente calata nella realtà.

Siamo negli anni ’50, l’America è impegnata nella guerra di Corea: il rischio che il proprio figlio vada a morire in battaglia è molto concreto. La paura comincia così ad attanagliare la mente del padre, macellaio kosher del New Jersey, che vede pericoli ovunque per il suo unico ragazzo del quale non si fida più.

L’irreprensibile, primo della classe, diligente Marcus però vuole la sua libertà e allora decide di iscriversi in un college lontano da casa, in un Ohio bandiera di un Midwest tradizionalista, repressivo e iperpaternalista, in cui un adepto di Bertrand Russel (quale è lui) e i suoi “vaffanculo” saranno visti quantomeno di cattivo occhio.

L’indignazione è un sentimento misto tra rabbia, tristezza, intolleranza, senso di sopraffazione e forse anche impotenza. Lo conosciamo bene in quest’epoca web 2.0, lo leggiamo in certi commenti al vetriolo sui social, lo proviamo quando qualcosa di più grande di noi ci appare fortemente ingiusto.
Indignazione.
È bene espressa nell’immagine del ragazzo appena diciottenne che, pur di non ascoltare le parole del decano o del prete nel campus dove studia, continua a cantare a ripetizione e con ostinazione dentro di sé l’inno nazionale cinese:

“In piedi, voi che rifiutate di essere schiavi!

Con la nostra carne e il nostro sangue,

costruiremo una nuova Grande Muraglia.

Per le masse della Cina giunge il giorno del pericolo.

L’indignazione riempie i cuori dei nostri compatrioti!

In piedi! In piedi! In piedi! […]”

Roth e l’interruttore dell’alleluia

Esiste nella mente di ogni lettore un pulsante chiamato ‘interruttore dell’alleluia’ e Roth, con la sua prosa intelligente e i suoi personaggi, mai banali, mai stereotipati, osservati con un occhio fine e – anche – compassionevole, mi convince ogni volta della sua grande maestria.

L’adolescenza degli adulti

“Indignazione” di Philip Roth e “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami sono due opere diverse. Parlano però entrambe di adolescenza, di cosa significhi affrontare la vita da soli, risolvere i conflitti con i genitori, avere a che fare con i primi amori.

Per quanto si possa crescere, ammonticchiare anni su anni, dentro ognuno di noi rimane sempre un pezzetto di adolescenza a regalare turbolenza e vita a giornate forse altrimenti troppo grigie.

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