“Belli e Dannati”: una storia d’amore tormentata

Nessuno meglio di Francis Scott Fitzgerald ha rappresentato l’atmosfera dell’età del jazz. Il suo romanzo più famoso, “Il grande Gatsby“, ne è la prova lampante. Ma prima della sua pubblicazione, nel 1925, Fitzgerald lancia il suo secondo e più lungo romanzo: “Belli e dannati“.

L’opera in qualche modo riflette l’immagine dell’autore con la moglie Zelda – anche se Fitzgerald era irritato con chi lo identificava con i protagonisti. Loro sono il centro di gravità della storia: Anthony Patch, svogliato aspirante ereditario, e Gloria Gilbert, bellezza mozzafiato.

Il lento declino di un amore

Anthony e Gloria si conoscono a New York, poco tempo prima dello scoppio della prima guerra mondiale, unica occasione che separerà i due protagonisti. Per le strade si respira aria di ottimismo; riecheggiano i vari accenti delle popolazioni immigrate; vi è un continuo riverbero di luci sfavillanti. Il sogno americano è alla portata di tutti. Anthony, in attesa di ricevere in eredità milioni di dollari, non ha nulla da perseguire. Nessuna concreta ambizione. Così come Gloria, che riesce a ottenere tutto con la sua bellezza.

C’era l’unione della sua anima con l’anima di Gloria, il cui fuoco radioso, la cui freschezza erano la materia vivente di cui la morta bellezza dei libri era fatta.

Dunque, a unirli è l’insoddisfazione della vita. Si innamorano profondamente, convinti di rappresentare il germe di una nuova generazione più libera. Decidono di sposarsi subito. Perché aspettare? Nella loro vita non si sono mai fermati a riflettere. Covano grandi progetti. Ma col passare degli anni scoprono che la vita non è soltanto feste a notte fonda, ma è anche sacrifici, compromessi, imprevisti, soprattutto imprevisti. Resterà solo l’ombra di un amore con tutti i suoi progetti.

Resistono fino all’ultimo al lento decadentismo grazie soprattutto alla speranza dell’eredità, come seguendo il motto “I soldi non fanno la felicità, ma aiutano“. Tuttavia il nonno di Anthony, Adam Patch, non renderà le cose facili al nipote. Il motivo è tutto da leggere.

A bitter and insolente book

Lo stesso Fitzgerald definì Belli e dannatia bitter and insolent book” ovvero un libro amaro e insolente, in cui “La paura non sarà mai popular e questo indubbiamente offenderà molte persone“. Il romanzo tenta di sradicare le vuote certezze borghesi, in cui la vita a volte viene riassunta in tre parole: alzarsi, lavorare, dormire. Anthony e Gloria sono un disastro come coppia, ma sono se stessi; il compromesso per loro è una sconfitta.

Chissà perché, si chiese, la gente invariabilmente sceglie di imitare le persone inimitabili.

Come se non bastasse, la moglie di Fitzgerald ci dà qualche consiglio su come leggere il romanzo: “Si presta in maniera ammirevole a essere letto in vasca da bagno“. Lo stile dello scrittore statunitense è inconfondibile, è brillantemente scintillante, ricco di metafore e di un tocco cupo. La narrazione non ruota soltanto intorno ai protagonisti, ma accenna la continua ricerca di nuovi valori, di nuovi modelli, che il più delle volte termina nell’autolesionismo dell’alcool.

Se avete amato il grande Gatsby, concedetevi la storia di Anthony e Gloria, in un’America ricostruita nei suoi aspetti divaricati, dalla Broadway dei teatri fino al povero quartiere di Harlem.

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