Intervista a Giacomo Casanova

Diamo inizio alla rubrica delle interviste in cui ospiteremo gli autori e i personaggi più famosi, i più interessanti, che in questo spazio riveleranno alcune chicche mai lette altrove.
Quest’oggi sarà il nostro Giovanni a condurre una piacevole chiacchierata con un uomo che è diventato leggenda, Giacomo Casanova.

D: «Oggi è qui con me, pronto a farsi intervistare, l’illustre signor Giacomo Casanova. La sua fama la precede, non può essere altrimenti, signor Casanova. Lei è conosciuto soprattutto per le sue avventure con il gentil sesso, ma bisogna rimembrare anche le sue ardue e spericolate imprese, come la fuga della Prigione dei Piombi. Mi permetta di dirle che è un onore fare la sua conoscenza. Lei non è solo un uomo ma una leggenda».

R: «Mio caro Giovanni, una presentazione degna di un oratore. D’altro canto, ritengo sia stata un po’ troppo scontata per un uomo del mio intelletto. Spero di non peccare di vanità, sottolineandolo››.

D: «Noto che mantiene saldo il suo lato pungente, stupendo! Non si preoccupi, le mie domande non saranno scontate».

R: «Allora ponimi queste domande. Spero possano attrarre, sedurre, la mia attenzione, ultimamente così friabile».

D: «Sappiamo, signor Casanova, che stava per percorrere la via della chiesa. La domanda è senz’altro lecita: lei crede in Dio?»

R: «La domanda è interessante. È vero, ammetto di aver pensato di seguire la tortuosa via ecclesiastica. Ho conosciuto anche papa Benedetto XIV, ciò non può non condizionare un’anima grata alla vita e ai suoi misteri. Tuttavia, la decisione di abiurare è stata ponderata grazie alla vita stessa, con le tante delizie che offre. Non potevo rinunciare al buon cibo e al cuore martire delle donne. Però credo in Dio, credo nella sua volontà».

D: «Bella risposta, signor Casanova. Se lei è così ancorato alla vita, così deliziato dai suoi sapori, presumo che abbia una considerevole paura di morire, o mi sbaglio?»

R: «Mio caro, ho rischiato di morire diverse volte durante le mie avventure. Per esempio, ho avuto molta paura quando sono evaso dalla Prigione dei Piombi. C’è stato un momento, durante la mia fuga, che stavo per scivolare dal tetto della prigione, ci è voluto davvero poco. Vede, ritengo che la morte non sia altro che l’altra faccia della moneta. La temporaneità dona a ogni momento un gusto che solo pochi intenditori sanno cogliere. Mi godo il pasto e penso poi al conto».

D: «La vita le ha infatti mostrato strade assai poco praticate dall’uomo, e uno dei misteri di cui nessuno parla è sicuramente l’alchimia. Perché un uomo del suo intelletto pratica l’alchimia?»

R: «Giovanni, l’alchimia viene definita stregoneria soltanto da quelle persone che non capiscono il loro funzionamento. Ma non li biasimo: ciò che non si conosce terrorizza, in un primo momento. In realtà, il vero scopo dell’alchimia è lo studio della fisica e della chimica. Solo chi era veramente assetato di conoscenza poteva padroneggiare questa forma di scienza».

D: «Rimanendo sempre in tema, lei ha conosciuto un altro uomo illustre, particolare potremmo dire, adunco a questa forma d’arte. Cosa ne pensa del Conte di Cagliostro? So che l’ha conosciuto durante le sue avventure».

R: «Caro intervistatore, fai domande abbastanza mirate. Quello che posso dire su quell’uomo è che era un grande farabutto, un buon briccone. Usava il suo ingegno per manipolare la mente dei creduloni. Usava questa nobile branca della scienza per ottenere soltanto favori puerili da parte dei ricchi nobili. Un giorno, durante un mio soggiorno a Parigi, io e il Conte andammo in una villa di un nobile parigino. In modo piuttosto inopportuno, il Cagliostro iniziò a vaneggiare, asserendo di possedere la pietra filosofale. Tutti i presenti erano stupiti. Ma non poteva ingannare me, era solo un ciarlatano».

D: «Noto che non stimasse particolarmente quell’uomo».

R: «Giovanni, odio i buffoni. Odio tutti quelli che si azzardano a rubarmi la scena, ricordatelo».

D: «Un’ultima domanda, signor Casanova. Fra tutte le sue amanti, non c’è stata nemmeno una a rubarle il cuore?»

R: «Solo una donna mi ha rubato il cuore ed è stata M.M. Era una donna unica. Per me è stata una relazione importante; se la Santa Inquisizione non mi avesse arrestato, forse le avrei proposto di sposarci. Ciò nonostante, in tal caso il mio mito non avrebbe mai preso piede, sarei rimasto una persona come tante, retta, curiosa e per bene, ma come tante. Per fortuna, il destino ha voluto che fossi Giacomo Casanova».

«Qui finisce l’intervista. Un saluto da Giovanni e da Giacomo Casanova». 

Presto altri autori, altri personaggi ruoteranno in questa rubrica.
Pertanto continuate a seguirci! 
N
el frattempo a presto e al prossimo articolo!


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